Un confronto aperto e concreto sulle trasformazioni del mercato del lavoro, sul futuro delle relazioni industriali e sulle nuove regole della rappresentanza sindacale. È questo il focus del convegno promosso da Federterziario nell’ambito del Festival del Lavoro dal titolo “Imprese, lavoro e rappresentanza: costruire oggi le regole di domani”.
L’incontro ha rappresentato un’occasione di approfondimento sulle evoluzioni che stanno interessando il mondo del lavoro e delle relazioni industriali, con particolare attenzione alle novità introdotte dal “Decreto 1° Maggio”, con l’obiettivo di individuare modelli e strumenti capaci di coniugare competitività e tutele, promuovendo soluzioni condivise e orientate al futuro.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti del Presidente di Federterziario, Nicola Patrizi. Nel corso del convegno Emanuela D’Aversa, responsabile delle relazioni industriali di Federterziario, ha introdotto i temi della contrattazione collettiva e della rappresentatività sindacale, soffermandosi anche sugli effetti della Sentenza n. 156/2025 della Corte Costituzionale, che ha dichiarato la parziale illegittimità dell’articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori in relazione ai criteri di legittimazione per la costituzione delle RSA.
«Negli ultimi mesi il dibattito sulla rappresentatività sindacale è tornato al centro del confronto pubblico – ha dichiarato D’Aversa – ed è fondamentale che l’eventuale intervento legislativo abbia l’obiettivo di ridurre le incertezze interpretative che oggi caratterizzano il mercato del lavoro e l’applicazione dei contratti collettivi nazionali. L’utilizzo del criterio del “comparativamente più rappresentativo”, in assenza di una definizione normativa chiara, ha progressivamente favorito una forte concentrazione del sistema contrattuale. Basti pensare che alla quasi totalità dei lavoratori sono applicati i contratti sottoscritti delle medesime sigle sindacali. Una legge sulla rappresentatività può e deve invece contribuire non solo a contrastare il dumping contrattuale, ma anche a garantire certezza del diritto, pluralismo e reale equilibrio nel sistema delle relazioni industriali».
Andrea Musti, avvocato specialista in diritto del lavoro e della previdenza sociale, ha approfondito i principi richiamati dalla recente giurisprudenza, soffermandosi inoltre sul “Decreto 1° Maggio” e sulla definizione del Trattamento Economico Complessivo (TEC).
«La sentenza del Consiglio di Stato 9484/2025 sulla dichiarazione di equivalenza ex art 11 Codice dei Contratti ed il “Decreto primo maggio”, pur intervenendo su piani normativi diversi, contratti pubblici la prima, salario giusto il secondo, spingono l’ordinamento verso il superamento di un approccio formale e atomistico delle tutele in favore di una considerazione sostanziale e complessiva».
A chiudere il panel tecnico è stato Enrico Vannicola, Presidente di ANCL – Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro, che ha analizzato gli aspetti operativi e le ricadute concrete delle novità introdotte dal Decreto.
«Affidare alla contrattazione collettiva la definizione del salario giusto consente di superare definitivamente la logica del salario minimo legale, che rischierebbe di trasformarsi in una soglia al ribasso soprattutto nei settori più esposti al dumping salariale – ha spiegato Vannicola – Servono invece contratti chiari, con una definizione puntuale del Trattamento Economico Complessivo e perimetri applicativi non sovrapponibili. Tre le questioni da affrontare: Trasparenza del TEC, criteri di determinazione della rappresentatività e una riflessione seria sul rapporto tra retribuzione e produttività, rafforzando una contrattazione capace di essere dinamica, tempestiva e coerente con le trasformazioni del sistema produttivo».
Il convegno ha confermato la volontà di Federterziario di promuovere un confronto costante tra istituzioni, imprese, professionisti e parti sociali, nella convinzione che il futuro del lavoro richieda regole moderne, inclusive e capaci di accompagnare le trasformazioni economiche e produttive del Paese.









