Cresce l’adozione dei premi di produttività nelle piccole e medie imprese italiane. Secondo i dati aggiornati al 15 giugno dal ministero del Lavoro, quasi la metà dei 14.158 contratti attivi (il 49%) riguarda aziende con meno di 50 dipendenti. Si tratta di un segnale evidente del ricorso alla contrattazione decentrata anche tra le realtà imprenditoriali di dimensioni micro, piccole e medie.
Oggi, oltre 3,7 milioni di lavoratori percepiscono, attraverso la procedura della contrattazione di secondo livello, una retribuzione integrativa collegata al raggiungimento di specifici obiettivi, con un importo medio annuo pari a 1.596,50 euro.
Nei primi sei mesi del 2025 sono stati depositati oltre 80mila contratti di secondo livello, per un totale superiore a 110mila. I contratti attualmente in vigore sono aumentati del 4% rispetto all’anno precedente. Nella maggior parte di essi si punta a obiettivi di produttività (11.602), redditività (9.083) e qualità (7.181), ma si registrano anche misure legate alla partecipazione organizzativa e al welfare aziendale.
Il 73% dei contratti è concentrato nel Nord Italia, seguono Centro (17%) e Sud (10%). Per quanto riguarda il tipo di contrattazione, i contratti aziendali sono oltre 11.500, mentre quelli territoriali – in aumento del 10% su base annua – superano i 2.500. Il valore medio del premio risulta più alto nei contratti aziendali (1.809 euro) rispetto a quelli territoriali (766 euro). Si conferma così una tendenza che unisce produttività e redistribuzione salariale.
Premi di produttività in crescita: coinvolte una su due Pmi e 3,7 milioni di lavoratori
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