Federterziario a Forum in Masseria, Patrizi: “Con l’AI servono nuove competenze e regole”

Innovazione, formazione e adattabilità al cambiamento. Sono queste le tre direttrici indicate dal Presidente di Federterziario, Nicola Patrizi, intervenendo al panel “Salari, welfare e AI: come rendere il lavoro motore di sviluppo”, nell’ambito del Forum in Masseria in corso a Manduria, in provincia di Taranto.

Nel corso del confronto che ha visto, tra gli altri, la partecipazione del Ministro del Lavoro Marina Calderone e del Presidente dell’INAIL Fabrizio D’Ascenzo, Patrizi ha evidenziato come l’adozione sempre più diffusa dell’intelligenza artificiale stia modificando profondamente il mercato del lavoro e l’organizzazione delle imprese.

«Negli ultimi dieci anni la transizione digitale ha avuto un impatto significativo sull’economia e sul lavoro – ha spiegato il Presidente di Federterziario – Negli ultimi tre anni, però, l’adozione sempre più massiva dell’intelligenza artificiale sta ridefinendo le dinamiche del mercato del lavoro mondiale. In Italia questo fenomeno arriva con un leggero ritardo, mitigato in parte dalla struttura del nostro sistema produttivo, composto per oltre il 90% da micro e piccole imprese».

Rispondendo alle domande del giornalista Bruno Vespa, moderatore dell’incontro, Patrizi ha sottolineato come il tema delle competenze sia ormai entrato in una fase cruciale.

«La riqualificazione delle competenze è al centro delle politiche del lavoro. Stiamo passando rapidamente da una fase di discussione e preoccupazione a una fase operativa, caratterizzata da disallineamenti sempre più evidenti tra le competenze disponibili e quelle richieste dalle aziende. Emerge con chiarezza la necessità di generare nuove competenze in tempi sempre più ristretti».

Secondo il Presidente della Confederazione, l’avvento dell’intelligenza artificiale impone un nuovo approccio anche alla formazione.

«Upskilling e reskilling sono parole che dominano il dibattito da anni, ma il passaggio dall’epoca dell’innovazione a quella dell’intelligenza artificiale sta di fatto stravolgendo il modo di pensare al lavoro e all’organizzazione aziendale. Il tema non riguarda soltanto i processi di innovazione: è necessaria una reale integrazione tra innovazione tecnologica e centralità della persona. Questo richiede un forte investimento nella formazione secondo logiche nuove».

Nel suo intervento Patrizi ha poi evidenziato le opportunità che l’intelligenza artificiale offre alle micro e piccole imprese. «L’adozione dell’AI può rappresentare un potente acceleratore di efficienza. Automatizzando attività ripetitive come data entry, fatturazione, gestione delle email, reportistica e analisi dei dati, le imprese possono ridurre i colli di bottiglia organizzativi e liberare una quota significativa del tempo lavorativo, migliorando produttività, competitività e qualità dei servizi. Tuttavia, la tecnologia ha valore solo se viene compresa. Non serve stravolgere l’azienda o fare investimenti faraonici».

Da qui la proposta di introdurre nuove figure professionali in grado di accompagnare il cambiamento. «All’interno delle aziende, soprattutto quelle di piccole dimensioni, deve esserci una figura capace di fare da raccordo e guidare la transizione formativa e organizzativa legata all’intelligenza artificiale – ha spiegato il Presidente di Federterziario – Così come siamo abituati ad avere un contabile, dovremmo iniziare a immaginare la presenza di professionalità esperte di AI. I Fondi Interprofessionali potrebbero intercettare questa esigenza assicurando percorsi di formazione continua alle aziende aderenti».

Patrizi ha poi richiamato il ruolo delle parti sociali e della contrattazione collettiva nell’accompagnare la trasformazione in corso. «I contratti collettivi devono evolversi da semplici regolatori economici a piattaforme dinamiche di governance dell’innovazione. Non possono più limitarsi a stabilire tabelle retributive, ma devono regolare l’uso degli algoritmi, dell’intelligenza artificiale e del lavoro a distanza, garantendo che la tecnologia aumenti la produttività senza penalizzare i diritti e la salute dei lavoratori».

Il Presidente di Federterziario ha inoltre evidenziato la necessità di superare modelli contrattuali non più adeguati alla velocità dell’innovazione. «Il modello di contrattazione che si rinnova ogni tre o quattro anni appare sempre più distante dai tempi dell’evoluzione tecnologica. Occorre prevedere clausole di revisione rapida o demandare alla contrattazione aziendale la gestione tempestiva delle innovazioni che entrano nelle imprese con una frequenza ormai mensile».

Nel corso del dibattito, Patrizi ha espresso apprezzamento per alcune misure recentemente introdotte dal Governo. «Gli sgravi contributivi sui rinnovi contrattuali, le norme sui mancati rinnovi, le agevolazioni per il welfare aziendale e l’equiparazione dei contratti che garantiscono le stesse tutele dei contratti comparativamente più rappresentativi rappresentano innovazioni importanti. Si apre così una concorrenza positiva, capace di stimolare innovazione, miglioramento dei salari e qualità della rappresentanza in un contesto di pari dignità tra le organizzazioni».

Ampio spazio è stato dedicato anche agli aspetti etici della rivoluzione tecnologica. Richiamando i principi della Rerum Novarum di Papa Leone XIII e i contenuti della recente enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, Patrizi ha ribadito la necessità di mantenere la persona al centro dei processi di innovazione.

«Cent’anni fa bisognava rispondere alla rivoluzione industriale, oggi bisogna rispondere alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Si tratta sempre di una transizione. Il principio fondamentale è che l’AI deve restare una serva dell’umanità e non la sua padrona. Per questo i contratti collettivi devono garantire sempre la supervisione umana dei processi decisionali, tutelare la privacy dei lavoratori, difendere il diritto alla disconnessione e sostenere il diritto alla formazione continua per evitare nuove forme di emarginazione e disoccupazione tecnologica».

«La vera prosperità non si misura dalla sola efficienza degli algoritmi, ma dalla capacità di costruire un’innovazione che generi inclusione, dignità del lavoro e sviluppo sostenibile», ha concluso Patrizi.

Guarda l’intervista al Presidente Patrizi

Condividi questo articoli
Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp