Smart working, nuove sanzioni sulla sicurezza: Federterziario denuncia il rischio “burocrazia punitiva” per le PMI

Rafforzato l’obbligo di informativa sui rischi nel lavoro agile: multe fino a 7.500 euro e possibili sanzioni penali. La Confederazione chiede semplificazione e proporzionalità

“Le PMI italiane non hanno bisogno di nuove regole, ma di regole più semplici. La complessità normativa continua a crescere e rischia di tradursi in costi, incertezza e difficoltà operative quotidiane, soprattutto per le realtà più piccole”.

È una posizione netta quella espressa da Federterziario, attraverso Emanuela D’Aversa, Responsabile ufficio Relazioni Industriali, in merito alle novità entrate in vigore il 7 aprile sul lavoro agile e sugli obblighi di informativa in materia di sicurezza. In questo scenario, la Confederazione accoglie invece positivamente le misure volte a rafforzare l’accesso al credito, il sostegno alle filiere e i processi di aggregazione tra imprese, ritenendole coerenti con le esigenze strutturali delle PMI.

La nuova normativa, introdotta con la legge annuale sulle PMI, non modifica il perimetro dello smart working ma interviene sul modo in cui deve essere gestito: viene infatti reso pienamente sanzionabile un obbligo già previsto dalla legge 81/2017, cioè la consegna ai lavoratori di un’informativa scritta sui rischi connessi al lavoro da remoto.

In particolare, il datore di lavoro è tenuto a fornire – almeno annualmente – un documento che indichi i rischi generali e specifici legati alla prestazione svolta fuori dai locali aziendali, inclusi quelli connessi all’uso di videoterminali, postura e stress lavoro-correlato.

Federterziario sottolinea come proprio le micro e piccole imprese, meno strutturate sul piano amministrativo, siano le più esposte agli effetti di un quadro regolatorio sempre più articolato: “Per le PMI, che non dispongono di strutture amministrative complesse, ogni nuovo adempimento si traduce in un costo organizzativo aggiuntivo”, spiega D’Aversa.

Dal 7 aprile, infatti, la mancata consegna dell’informativa comporta sanzioni rilevanti: si va da ammende fino a circa 7.500 euro fino, nei casi più gravi, all’arresto da due a quattro mesi.

Nel mirino della Confederazione anche l’impostazione complessiva dell’intervento normativo: “Sul fronte smart working – evidenzia la Responsabile ufficio Relazioni Industriali – non cambia il perimetro del lavoro agile, ma il livello di responsabilità richiesto alle imprese. Non si introduce maggiore flessibilità, ma si rafforza un obbligo già esistente, prevedendo sanzioni anche penali”.

La ratio della norma è quella di rafforzare la tutela della salute e sicurezza in contesti dove il controllo diretto del datore di lavoro è limitato, rendendo l’informativa uno strumento centrale di prevenzione e responsabilizzazione del lavoratore.

Secondo Federterziario, tuttavia, resta il problema della proporzionalità: “A fronte di un obbligo già previsto, l’introduzione di sanzioni penali appare sproporzionata rispetto alla natura documentale dell’adempimento. Si rischia di trasformare un adempimento formale in un problema legale per le imprese”.

D’Aversa rileva inoltre una criticità di fondo: “Il rischio è che si rafforzi la compliance formale senza incidere sulla gestione sostanziale dei rischi, spostando l’attenzione dalla prevenzione alla paura della sanzione”.

In questo quadro, Federterziario richiama la necessità di un diverso equilibrio tra imprese e istituzioni. “Serve un contesto fondato su maggiore fiducia – sottolinea D’Aversa – in cui le imprese siano accompagnate e non solo sanzionate. La sicurezza sul lavoro è un valore imprescindibile, ma deve essere governata con strumenti semplici, chiari e realmente efficaci”.

La Confederazione evidenzia inoltre che il sistema della sicurezza deve essere semplificato, ma al tempo stesso rafforzato nei controlli sostanziali: “Occorre concentrare l’azione di vigilanza e le sanzioni sulle situazioni che rappresentano rischi reali per i lavoratori, evitando di colpire meri adempimenti formali che non incidono concretamente sulla sicurezza”.

Il rafforzamento dell’obbligo informativo rischia, dunque, di produrre effetti distorsivi soprattutto nei casi di utilizzo occasionale dello smart working, dove l’incertezza applicativa può tradursi in un ampliamento del rischio per le imprese senza benefici concreti in termini di sicurezza.

Federterziario sottolinea come l’intervento sul lavoro agile si inserisca in un quadro più ampio che, pur introducendo misure positive, non scioglie il nodo della semplificazione per le imprese.

“Serve un cambio di passo – conclude D’Aversa –: meno burocrazia, più semplicità e un rapporto di fiducia con chi fa impresa. La competitività delle PMI passa dalla riduzione degli ostacoli, non dal loro aumento”.

Federterziario auspica infine correttivi in sede attuativa per garantire maggiore proporzionalità delle sanzioni e sostenibilità operativa delle norme.

Condividi questo articoli
Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp