La Fondazione Deloitte ha presentato al Parlamento europeo i risultati dello European Stem Observatory, uno studio che fotografa con chiarezza una delle principali criticità del mercato del lavoro europeo: la carenza di competenze scientifiche e tecnologiche. Un tema centrale anche per il sistema delle imprese rappresentato da FederTerziario, che da tempo segnala il disallineamento tra formazione e fabbisogni produttivi.
Il rapporto, basato sull’analisi di dati Eurostat, Cedefop e Ocse e su oltre 11mila interviste condotte in dieci Paesi, evidenzia che solo il 26,5% degli studenti universitari europei è iscritto a corsi Stem (Science, Technology, Engineering, Mathematics). Un dato insufficiente se confrontato con la crescente domanda di profili qualificati da parte delle imprese.
La ricerca conferma un mismatch strutturale: più della metà delle aziende europee dichiara difficoltà nel reperire competenze adeguate, con criticità particolarmente accentuate nei settori strategici. All’interno dell’area Stem, i percorsi Ict raccolgono appena un quinto degli iscritti, mentre l’ingegneria concentra il 52,6% delle immatricolazioni. Le scienze naturali, matematica e statistica attirano il 26,8% degli studenti, confermando una distribuzione non sempre coerente con le esigenze del mercato.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda il genere. Le donne rappresentano il 55,1% degli studenti universitari europei, ma solo il 32,2% sceglie un percorso Stem. La percentuale scende al 20,6% nei corsi Ict e al 27,5% in ingegneria. L’incremento rispetto al precedente rapporto è minimo (+0,3%), a dimostrazione di quanto il problema sia strutturale. L’unica area in equilibrio è quella delle scienze naturali, matematica e statistica, con il 50,6% di studentesse.
Il report segnala che oltre il 70% delle studentesse e giovani lavoratrici Stem ha assistito a episodi discriminatori e quasi una su due dichiara di averli subiti direttamente. Inoltre, sei studenti non Stem su dieci hanno valutato un percorso scientifico, rinunciandovi perché percepito come “troppo difficile” o non in linea con le proprie capacità. Stereotipi culturali e pregiudizi continuano quindi a influenzare pesantemente le scelte formative, soprattutto femminili.
Le maggiori difficoltà di reperimento si registrano nei settori ingegneristico (63%) e tecnologico (55%). Una impresa su tre indica la competizione internazionale come ostacolo alla capacità di trattenere talenti Stem. Non a caso, otto aziende su dieci chiedono interventi pubblici per rafforzare l’offerta formativa e il collegamento tra università e sistema produttivo.









