Le donne vanno in pensione più tardi degli uomini e, una volta uscite dal lavoro, ricevono assegni mediamente più bassi del 34%. Lo conferma il Rapporto annuale dell’INPS, che fotografa una realtà ancora profondamente segnata da disuguaglianze di genere, anche dopo l’uscita dal mercato del lavoro.
Nel 2024, l’età media di pensionamento femminile ha superato quella maschile di un anno e cinque mesi: oltre i 65 anni per le donne, contro i 64 scarsi per gli uomini. Questo divario è il frutto di una serie di riforme, tra cui la legge Fornero, che ha uniformato l’età pensionabile tra i sessi. Ma a pesare è anche il minor accesso delle donne al pensionamento anticipato, riservato soprattutto agli uomini, mentre molte lavoratrici escono solo al raggiungimento dell’età di vecchiaia o attraverso le pensioni di reversibilità.
La disparità prosegue sul fronte economico: le pensionate percepiscono in media 1.595 euro al mese, contro i 2.143 degli uomini. Eppure, le donne rappresentano il 51% dei pensionati, ma ricevono solo il 44% della spesa complessiva. Su 364 miliardi di euro erogati, 161 vanno a loro, 204 agli uomini. Nel lungo periodo, dal 1995 al 2024, l’età media di pensionamento è salita di 7 anni, passando da 57,8 a 64,8. La parità, dunque, resta lontana anche dopo l’uscita dal lavoro.









