Un incremento di produttività pari al lavoro di centomila persone: è l’impatto che l’intelligenza artificiale promette al comparto italiano del food & beverage e, più in generale, del largo consumo. A rivelarlo è lo studio “Food & beverage workforce explorer” di Bain & Company, che analizza un settore con circa mezzo milione di addetti.
Oggi l’adozione dell’Ia procede a rilento rispetto ad altre industrie, ma il potenziale è enorme: fino al 20% delle risorse oggi impiegate in attività ripetitive può essere liberato e reinvestito in innovazione e crescita. Il nodo critico resta la capacità di passare dai test a un utilizzo sistemico e lo scenario che si profila è quello di una nuova rivoluzione industriale: fabbriche intelligenti con sistemi di analisi in tempo reale, manutenzione predittiva e supply chain ottimizzata; piattaforme di generazione automatica di contenuti marketing e pianificazione media basata su algoritmi; soluzioni di GenAi capaci di disegnare offerte e promozioni personalizzate.
L’Ia promette previsioni più accurate, cicli di innovazione più rapidi, prodotti sviluppati in tempi ridotti e un rapporto con il cliente radicalmente trasformato. Non solo efficienza, dunque, ma un vero abilitatore di crescita e competitività. Per il made in Italy del largo consumo la sfida è integrare tradizione e tecnologia, senza rimanere indietro in un ecosistema che corre veloce.









