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FONDI EUROPEI: nuove opportunità per l’Italia nella programmazione 2021-2027.

Andrea Cozzolino

Il mese scorso, il Parlamento Europeo, ha approvato la relazione Cozzolino e con essa l’incremento dei fondi per lo sviluppo regionale, i fondi FESR, e i Fondi per la Coesione.

Ma cosa sono questi fondi?

Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e il Fondo di Coesione rappresentano il maggiore strumento d’investimento pubblico europeo.

Si tratta di risorse economiche destinate ad esempio allo sviluppo delle tecnologie dell’informazione (per es. nella pubblica amministrazione), alla realizzazione di infrastrutture per la mobilità o per le fonti energetiche rinnovabili, o ancora al miglioramento dei diritti sociali, in particolare delle aree più povere.

Negli ultimi dieci anni, austerità e risanamento dei conti pubblici hanno ridotto in maniera drammatica la capacità degli Stati nazionali di dare il via agli investimenti per la crescita. Nonostante queste difficoltà, la politica di Coesione ed i fondi FESR hanno continuato a sostenere in maniera determinante investimenti pubblici strategici, senza i quali i costi della crisi e delle scelte di politica economica avrebbero gravato ancora di più su cittadini ed imprese europee.

Tra le novità introdotte dal Parlamento UE, una strategia per i piccoli Comuni delle aree interne – in Italia, il 6O% del territorio – che prevede una dotazione minima del 5%. Le cifre però sono interessanti sia per le grandi aree urbane che per quelle interne:

  1. la dotazione minima per le aree urbane e le Città metropolitane infatti viene incrementata passando al 10%, per l’Italia, quasi 3 miliardi di euro;
  2. quella per i piccoli Comuni e per le aree interne è almeno il 5% delle risorse totali a disposizione: per l’Italia corrisponde a circa 1,5 miliardi, utili per favorire l’accesso ai servizi di base in comunità spesso svantaggiate.

 

Il 30% dell’intero budget (quasi 90 miliardi di euro) per il periodo 2021/27 è stato destinato all’obiettivo tematico 2, che riguarda l’ambiente e la lotta al cambiamento climatico. Si prevede dunque un’Europa più verde, più mobile e più attenta alle periferie. Tuttavia i fondi europei senza l’attivismo degli enti locali e delle parti coinvolte non producono gli effetti per i quali sono concepiti.

Nicola Patrizi – Presidente Federterziario

 

Questo è il motivo per cui Federterziario ha deciso di mettere a disposizione delle aziende e della stessa pubblica amministrazione tutto il Know-how maturato sui fondi europei per cogliere le opportunità provenienti dall’UE.

 

 

Per ulteriori informazioni: contatta@federterziario.it

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